Capitalism: a love story
Cosa hanno in comune il capitalismo e una storia d’amore? Probabilmente la stessa voracità. Michael Francis Moore adopera un titolo assolutamente romantico per raccontare con un lungometraggio la crisi economica americana. Il regista, di ampie conoscenze, individua la fine della passione, mai stata di tipo cavalleresco, tra gli americani e il capitalismo. Denuncia scomode verità sul sistema di gestione economica che ha messo sul lastrico migliaia di americani, mostrando significative immagini che rendono l’idea di un gioco folle fatto con i soldi di tutti. Cosa resta della visione di questo documentario? Soprattutto la sensazione che noi, cittadini d’Europa, siamo pregni delle conseguenze di questa catastrofe economica. Conseguenze a volte nascoste, a volte iper-visibili, partendo dalla disoccupazione giovanile e giungendo allo sfacelo politico italiano.
Eppure anche un documentario di questa portata continua a non suscitare grandi reazioni nella gente che lo guarda. Pare infatti che Michael Moore abbia dichiarato al Toronto Film Festival che questo è il suo ultimo documentario, perché è stanco di gridare al mondo situazioni drastiche che non creano più di tanto scompiglio. Personalmente mi auguro che continui ad essere spietatamente sincero.





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