Ad una figlia

I.

Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala. Non cominciare a dire “Io non volevo nascere, siete voi che m’avete messo al mondo”, perchè è facile pure che quei due coglioni – tuoi strumenti inconsapevoli – ti credano. Sei tu che hai voluto nascere e adesso te la pigli in quel posto. Stavi nella luce – il tuo sè, il tuo spirito, la tua anima, stavano nella luce dell’Uno – ma hai voluto provare il gioco della vita, scendere nel reale, mescolarti alla materia e non c’è stato verso di farti intendere ragioni. Hai superato ogni ostacolo, battuto sul filo di lana gli altri spermatozoi, ignorato ogni contrazione o malattia di tua madre. E se poi sei nata per inseminazione artificiale, non ne parliamo proprio: pensa solo a quello che gli hai fatto passare a quei due, per arrivare in questo cazzo di mondo. Adesso ci stai? Benvenuta figlia. Ma scendi in campo e fai la tua partita. Non tirare mai indietro la gamba, non ti lamentare se l’erba è bagnata, se hai i crampi o se piove o se fa vento. Scendi e gioca con tutte le tue forze. Non importa che tu vinca o che perda. L’importante è che giochi fino all’ultimo con impegno e nel rispetto delle regole, leale e generosa sia con i compagni che con gli avversari. Ne rispondi all’intero arco delle generazioni che si sono prodotte – vivendo e soffrendo su questa terra – per arrivare fino a te; e ne rispondi anche a quelle che verranno. Gioca fino a che l’arbitro fischia e solo così – tornando alla Luce col fiato ansimante, dopo quest’ultimo fischio – saprai di non essere vissuta invano.

E finalmente sarai felice.

 

II.

1. La tua prima parola non sia “mamma”, nè “babbo”, nè “pappa”. Piuttosto sia “no”, e che per farti dire “sì” debbano darti ogni volta un buon motivo.

2. Ricorda ogni cosa, sempre. Non tutto sarà facile da ricordare, ma tu trova il modo, perchè arriverà un momento nella vita in cui quel tesoro dovrà passar di mano, e sarebbe brutto arrivarci avari.

3. Sii curiosa di tutto, o arriverai fin dove sei già e non oltre.

4. Perdona. Si fa prima che a portar rancore, e il tempo risparmiato un giorno servirà.

5. Impara a ridere di quello che fa inginocchiare gli altri. Che siano troni, fedi, portafogli o perfezioni, in ogni superlativo c’è un baratro.

    • Beppe Bagordo
    • 4 maggio 2011

    ciao sara, finalmente vedo il tuo blog, in tutto il suo restyling ;)
    se ti serve un decalogo di consigli (anche se sono + di 10…) dai un’occhiata a questo film (bellissimo vedilo!). qui il finale

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