Le menzogne della notte

tratto da “Le menzogne della notte” di G. Bufalino

“Sognano, frattanto, del regno: le strade, i boschi, le grasse pianure, dove talvolta, passando a cavallo, vedevano un bove solitario all’aratro, e dietro ad esso una figuretta fanciulla, di gambe nude, col fazzoletto annodato sul biondo del capo, e lei salutava, e loro rispondevano con la mano, ed era come baciarsi… gli odeon, i politeami con le mille luci profuse sui marcipiedi, i visi di dame nel fumatoio, lucidi di giovinezza e di salute, i valzer, i ventagli, le carrozze, gli arrivederci con gli occhi a cercarsi nella folla, prima che uno schiocco di frusta spartisse i destini nel buio… e la rabbiosa felicità di essere vivi, di sentirsi la compagine delle membra fluida d’un sangue esatto, calda d’un calore fedele, gonfia di parole e favole; armoniosa, forse immortale! Li sveglia nel cuore della notte, prima l’uno poi l’altro, un allarme dietro la fronte, che non s’è lasciato ingannare da nessuna amichevole luna e pretende di ricordare a ciascuno, con una precisione di pendola, il numero di giorni, ore e minuti che rimangono da vivere. Li sveglia e il primo riverbero d’umido sole li sorprende sempre così, con gli occhi al soffitto, metà imbrattati di sogni, metà di paura, intenti a tracciare fra le travi linee di forza e di fuga, un intreccio di svincoli, botole e crepe, alla fine dei quali li attenda una felice assenza di peso, un’aerea dissennatezza, un sentimento di volo che nel loro idioma mentale, non scritto nè detto, corrisponde all’idea, così virginea e sorgiva, di LIBERTA’.”

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